Finalmente è arrivato settembre: si chiude l’estate e si avviano nuovi progetti formulando le buone intenzioni di sempre.

Forse l’anno scorso non avremmo detto “finalmente”, ma avremmo pensato al mesto ritorno alla routine quotidiana dopo il relax delle vacanze. Ora invece assaporiamo il mese entrante con maggior gusto, grazie alla musica di Carlo Pentimalli che nella sua canzone Settembre ne fa una pittoresca descrizione.

Riportiamo di seguito il testo della canzone che, oltre a raffigurare situazioni più o meno usuali in singolari quadretti, si comporta come il mese che descrive: essa chiude infatti l’album Il gusto della pioggia e avvia l’immaginazione verso agende bianchissime su cui apporre il proprio nome e formulare nuovi progetti con entusiasmo e la continua voglia di mettersi in gioco.

Ringraziamo l’autore per consentire a tutti di condividere liberamente la sua musica ed osservare con nuovi occhi un mese troppo spesso bistrattato. Grazie Carlo.

lunedì di composto ritorno
quiete dopo la tempesta
quando ogni cosa ritorna al suo posto

e si chiudono presto le tende


e invece io esco quando viene settembre
quando i colori diventano grigi
quando Bologna diventa Parigi
e gli autobus battelli ubriachi

e mi perdo tra vicoli antichi
nelle sere che sussurran segreti
tra portici che rimandano echi
e cieli neri illuminati dai fuochi

tra platani e tigli ingialliti
a frusciare tra foglie cadute
a rastrellare emozioni passate
a formulare le buone intenzioni di sempre

ed è così che ti succhio settembre
come un fico staccato da un ramo
con il succo che impasticcia la mano
come un fresco bicchiere di vino

con la fame che ha solo un bambino
che chiede l’ultimo cono gelato
come un ultimo bacio rubato
per questo settembre ti amo

e come amo la vita
ho ancora tante cose da fare
e tanti manuali da aprire
tante agende bianchissime su cui scrivere il nome

quanto mi piaci settembre

con i nembi che portan le piogge
coi rovesci che svuotan le spiagge
e riempiono gli outlet di facce abbronzate

stagione delle più bistrattate
ci doni i colori più belli

con i tuoi tremolanti acquerelli
dopo gli olii violenti d’estate

adoro le tue passeggiate
le lettere lette in un parco
quando un sole affilato apre un varco
dentro a un groviglio di ombre


Dio quanto amo settembre
questo rincorrersi della memoria
l’aroma dei libri di scuola
e lo spessore fragrante dei diarii

le iscrizioni ai corsi invernali
le anteprime della nuova stagione
i palinsesti della televisione
le feste dell’Unità nazionali

e lunghe pedalate tra i viali
le sagre di funghi e cinghiale
e già ti figuri Natale
che è ancora estate e non sembra


confesso che adoro settembre
quel sonno che ridona le forze
misteriosa deriva di voglie
e la voglia di fare di meglio

persino quel freddo al risveglio
i brividi nell’accappatoio
quei pochi minuti che il buio
riconquista ogni giorno sul giorno