La settimana  scorsa ho assistito alla presentazione di “Wikicrazia – L’azione di governo al tempo della rete: capirla, progettarla, viverla da protagonista”, che entra di diritto nella biblioteca di BeFair. Il libro introduce alle politiche wiki (cioè le politiche pubbliche nell’era di internet), ai loro punti di forza e debolezza.

L’autore, Alberto Cottica, l’ha scritto e, soprattutto, riscritto grazie a 50 collaboratori che hanno interagito col suo blog.

Alla presentazione, Cottica ha tenuto a chiarire che nel volume non si parla di politica, ma di politiche, e in particolare di come i cittadini, collaborando tra loro, possono aiutare il governo e le amministrazioni locali a prendere decisioni e di come i decisori pubblici possono farsi aiutare. Una pubblica amministrazione, infatti, deve capire che il cittadino non è un nemico… ma neanche le amministrazioni lo sono per i cittadini, perchè sono fatte di persone.

Cottica ci convince che ci sono le potenzialità attuare cambiamenti nell’amministrazione della cosa pubblica in Italia e che tutti oggi possono “contribuire almeno in piccola parte a questo cambiamento: bastano un po’ di tempo, un po’  di pazienza e un computer”. Abbiamo i canali per aggregare chi ci tiene. Cottica non ha più voglia di aspettare, vuole avere un impatto qui e oggi.

Il libro è appunto pensato per gli eroi locali, sia tra i cittadini sia tra i decisori pubblici:

  • si riferisce al contesto italiano, per far capire che è attuabile qui;
  • il gergo non è tecnico;
  • gli esempi riportati derivano dall’esperienza diretta dell’autore.

Nella parte centrale del volume, l’autore propone un esalogo per guidare alla creazione di politiche wiki, che io qui riassumo:

  1. Accettare il cambiamento: il web ha aperto nuove vie ai cittadini per informarsi e partecipare e le amministrazioni risultano costantemente controllate e giudicate, ma in senso positivo. Dice Cottica: “Fai sapere qual è l’argomento, aspetta e arriveranno da te persone competenti e interessate”.
  2. Aderire al concetto di community: cioè fidarsi delle persone. Un ambiente online può essere indirizzato e moderato, incanalato. Coloro che lo frequentano sono tendenzialmente bene intenzionati e civili, soprattutto nelle politiche pubbliche: il cittadino vuole collaborare.
  3. Adottare una trasparenza radicale: se dai l’impressione di nascondere qualcosa, perdi fiducia; se dimostri disponibilità verso il cittadino, acquisti credibilità. Altra argomentazione: la trasparenza aiuta l’attenzione ai dettagli, perchè occhi nuovi che guardano vecchi dati individuano più sfumature o errori.
  4. Portare rispetto: se parli alla rete devi essere disposto a mantenere promesse credibili, ad ascoltare e rispondere. In questo contesto, rispettare significa abilitare, cioè dare potere di dire e fare.
  5. Parlare con voce umana: i messaggi devono essere concreti e non devono venire sfatati nella realtà. La rete vuole parlare di fatti, non … fantasie!
  6. Accettare la meritocrazia: i processi collaborativi producono meritocrazia, non uguaglianza, per una sorta di selezione naturale basata sull’interesse che genera un contenuto di qualità. Bisogna quindi concentrarsi sul garantire un libero accesso alla discussione, in modo che chi lo merita possa emergere.

BeFair invita alla lettura e ad incontrare Alberto Cottica all’evento “Fammi sapere” organizzato per il 20 novembre a Senigallia da InformaEtica e dal Comune di Senigallia. Noi ci saremo! Clicca qui per il programma

Francesca