Problemi su ACTA: l’accordo commerciale anti-contraffazione

ACTA – Anti-Counterfeiting Trade Agreement è un accordo commerciale che varie potenze mondiali, tra cui Stati Uniti e Comunità Europea, stanno portando avanti per rafforzare politiche di controllo sulla proprietà intellettuale. L’accordo prevede maggiori capacità di intervento e ulteriori obblighi da rispettare per i provider Internet e per gli attori intermedi che gestiscono il traffico di rete, nel tentativo di rintracciare responsabili delle violazioni di copyright in particolare per quelle opere per cui è vietata la duplicazione o distribuzione, fenomeni che danno origine alla cosiddetta pirateria informatica.

È notizia di pochi giorni fa che al Parlamento Europeo tutti i gruppi avanzano domande scritte alla Commissione per far luce sull’ACTA perché la Commissione non sta rispettando l’impegno assunto il 27 gennaio di informare immediatamente e pienamente in ogni fase lo stesso Parlamento.

Anche se sembra che l’ACTA abbia a che fare solamente con la contraffazione di beni fisici (come le medicine), molta poca informazione è stata resa pubblica dai governi negoziatori sul fatto che il provvedimento riguarderà uno spettro più ampio, e in particolare, avrà a che fare con nuovi strumenti che riguardano “Internet distribution and information technologyâ€, la distribuzione (di contenuti) su Internet e tutta la tecnologia dell’informazione.

Purtroppo ancora una volta sembra che le pressioni delle multinazionali del software, della musica e della cinematografia stiano facendo pressione per mantenere il controllo su un mercato che appartiene ormai al passato: parte in anni in cui la copia di contenuti era costosa, in cui l’immaturità digitale non consentiva di distinguere il contenuto dal bene fisico.

Ora ci dobbiamo scrollare di dosso questo vecchio tipo di mercato perché le strumentazioni, i programmi, i supporti per duplicare le informazioni sono alla portata di tutti ad un costo irrisori, e soprattutto non c’è scarsità di copia, posso copiare all’infinito senza perdere valore sul contenuto originale, quindi non ci può essere economia sulla copia.

Perché non pensiamo a un servizio migliore per l’utente ? Perché ci basiamo ancora sul valore del CD o del DVD ? Noi dobbiamo cambiare questo approccio. Dobbiamo sforzarci di togliere valore a ciò che non lo ha, e dare valore a ciò che attualmente non viene valorizzato. Nel mondo del software questo avviene (e mi rendo conto che è più facile): pagare lo sviluppo di un software invece della copia, pagare l’assistenza, la formazione. Questi sono i motivi economici per cui il software dovrebbe essere libero.

Non vogliamo ulteriori giri di vite sull’innovazione. Vogliamo che l’innovazione sia una spinta per il mercato, e non un concetto astratto da distillare a piccole dosi perché il grande produttore può concedersi questo lusso ed evitare di aggiornare i suoi prodotti perché di fatto ne detiene il monopolio.

Altri riferimenti su ACTA:

February 22, 2010 · beFair · No Comments
Posted in: Cultura libera

Leave a Reply